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MONUMENTI E RESTI DA SITI ARCHEOLOGICI |
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Nome |
Capanna villavoviana |
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localizzazione |
Giardini Margerita |
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Descrizione |
Presso il parco pubblico viene riproposta la ricostruzione moderna di una antica abitazione di epoca villanoviana. (IX - metà del VI secolo a.C.) basata sulla planimetria di questo tipo di dimore edificate con materiali fragili e altamente deperibili (legno, argilla e canne). La pianta è circolare, con un diametro di 4 m. e il pavimento è interrato per 80 centimetri. Per la costruzione delle pareti e del tetto sono state utilizzate tecniche tradizionali. |
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Ulteriori informazioni |
Sempre visibile |
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Nome |
La Corte di via Bentivogli e il percorso Archeologico Villanoviano |
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localizzazione |
Via Bentivogli 36 |
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Descrizione |
La costruzione di nuovi caseggiati promossa nel 1913 dall’Ente Autonomo Case Popolari tra le vie Musolesi, Bentivogli, Sante Vincenzi e Paolo Fabbri, è all’origine della scoperta di una delle più rilevanti ed antiche necropoli villanoviane di Bologna. Il sepolcreto, noto con il nome di S. Vitale, si componeva di oltre 800 tombe esplorate in alcune campagne di scavo dall’archeologo Gherado Gherardini. A memoria di quell’importante ritrovamento è stata attrezzata una zona verde destinata agli abitanti del quartiere, realizzando anche un percorso archeologico che attraverso pannelli figurati, copie degli oggetti a suo tempo rinvenuti e la ricostruzione in scala reale di una delle trincee di scavo rievoca uno degli episodi più salienti dell’archeologia bolognese. |
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Ulteriori informazioni |
Sempre visibile |
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Nome |
Tomba etrusca |
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localizzazione |
Giardini Margerita |
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Descrizione |
Durante i lavori per realizzare il giardino pubblico, nel 1876 venne qui individuato il secondo principale sepolcreto di Bologna etrusca, composto di oltre 250 tombe, spesso caratterizzate da ricchi corrdi funerari, ma anche una struttura elementare delle sepolture, per lo più in semplice fossa. Costituiva un’eccezione la tomba a cassone di blocchi squadrati di travertino, con coperchio a doppio spiovente. Non visibile in antico, in quanto interamente sepolta sotto terra, dopo lo scavo è stata smontata e ricostruita alla quota attuale di calpestio. |
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Ulteriori informazioni |
Sempre visibile |
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Nome |
Edificio rustico di età etrusca |
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localizzazione |
Via Andrea Costa |
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Descrizione |
Nel 1999 in seguito allo scavo per la costruzione della Coop in via Andrea Costa sono venuti alla luce resti di fondazioni murarie in ciottoli di un edificio rustico realizzato in epoca etrusca e utilizzato fino all’età celtica. Tali resti sono stati successivamente traslati nel giardino pubblico al lato della Certosa, in attesa di un progetto di musealizzazione e di esibizione al pubblico. |
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Ulteriori informazioni |
Conservati in area recintata e coperti |
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Nome |
Basilica civile |
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localizzazione |
Bbilioteca della Sala Borsa, piazza Re Enzo |
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Descrizione |
Sorta a fianco del foro, la basilica rappresentava il luogo per eccellenza di incontro della collettività e di amministrazione della giustizia. Scavi condotti all’interno dell’ex Sala Borsa, ora inglobata nella bilioteca pubblica omonima, ne hanno posto in luce le strutture che datano, come primo impianto, agli inizi del I sec. a.C. ed evidenzano un imponente edifico a pianta rettangolare di oltre settanta metri di lunghezza corrispondente ad una grande aula scandita da colonnati in tre navate. Una serie di modifiche architettoniche, di ampliamenti e di ammoderNomenti realizzati prima in epoca augustea, poi nel II e nel III sec. d.C. sottolineano la pregnanza di questo sito nell’ambito della vita della città. Agli apparati figurativi che dovevano adornare un complesso architettonico così rappresentativo si riferiscono diversi frammenti di statue ivi reperiti, fra cui si ricordano una testa di donna della famiglia giulio-claudia, un ritatto giovanile di Adriano, una testa di dama di età tardo-traianea. |
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Ulteriori informazioni |
I resti sono musealizzati in loco e visibili negli orari d’apertura della biblioteca. In alcune occasioni sono previste visite guidate. |
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Nome |
Mosaico |
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localizzazione |
Palazzo Lenzi-Caprara, piazza Galileo |
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Descrizione |
Nell’atrio del palazzo è visibile un tratto di pavimentazione a mosaico di m. 4,50x1,60 corrispondente al lato orientale di un più ampio mosaico a tessere bianche e nere, rinvenuto durante gli scavi nel secondo cortile del palazzo e posto nella collocazione attuale da Aldo Lenzi. Presenta una doppia fascia di colore nero e un campo bianco entro il quale si inserisce un delfino di colore nero. (II d.C.) |
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Ulteriori informazioni |
Sempre visibile |
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Nome |
Teatro romano |
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localizzazione |
via Carbonesi/piazza dei Celestini |
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Descrizione |
La ristrutturazione di un edificio a destinazione commerciale in via Carbonesi ha portato, nel 1977, alla scoperta del teatro romano di Bologna, la cui esistenza era stata solo supposta, ma mai provata archeologicamente. Eretto attorno al primo ventennio del I sec. a.C., l’edificio occupava l’isolato compreso tra le attuali vie Carbonesi, d'Azeglio, Val d'Aposa, Spirito Santo e piazza dei Celestini, in corrispondenza con il margine meridionale della città. Nella fase costruttiva iniziale un emiciclo autoportante di circa 75 metri di diametro si apriva verso ponente, con gradinate costituite da bassi sedili in laterizio suddivise in settori dalle uscite dei corridoi rettilinei d’accesso. Un successivo intervento di ammoderNomento della struttura ad uso pubblico vede, dapprima, un abbellimento del fronte della scena con una trabeazione marmorea (inizi dell’età imperiale) poi una più incisiva azione di ampliamento, che porta la cavea ad un diametro di 93 metri, unito al rivestimento dell’edificio con marmi pregiati d’importazione. Si ritiene che la ristrutturazione del teatro bolognese sia legata al personale e diretto intervento di Nerone in favore della città dopo la devastazione subita a causa di un incendio (53 d.C.). Ne sarebbero la riprova il torso marmoreo rinvenuto ai primi del Cinquecento nell'area di via Carbonesi, appartente ad una statua onoraria di Nerone in abito militare eretta in cima alla cavea e un frammento di iscrizione dedicatoria in lettere in bronzo, rinvenuta nei pressi (60 d.C) |
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Ulteriori informazioni |
I resti di via Carbonesi sono stati musealizzati per permetterne la fruizione .Tuttavia non sono attualmente visibili in quanto inseriti in una proprietà immobiliare privata non accessibile al pubblico. |
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Nome |
Capitello romano |
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localizzazione |
Chiesa di San Giovanni in Monte |
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Descrizione |
Secondo la tradizione la chiesa fu fatta erigere da San Petronio nel 433 d.C. per ricordare la Basilica dell’Ascensione di Gerusalemme, edificata da Costantino e da Sant’Elena sul Monte degli Ulivi. Nella navata centrale si trova una colonna marmorea, sorretta da un capitello corinzio romano databile al secondo quarto del I sec. a.C.. Il fusto è sormontato da una croce e sostiene un Cristo flagellato ligneo. |
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Ulteriori informazioni |
Visibile negli orari di apertura della chiesa. |
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Nome |
Santuario di Iside |
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localizzazione |
Area della chiesa di Santo Stefano- zona del Santo Sepolcro |
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Descrizione |
L’esistenza di un santuario eretto in onore di Iside, che si sviluppò tra il II e il III sec. d.C., è testimoniata da una un’iscrizione su lastra marmorea relativa ad un’opera promossa in onore della Domina Isis Victrix. Rinvenuta nel Medioevo nei pressi di Piazza Santo Stefano, la targa è tuttora murata sul fianco destro della chiesa di SS. Pietro e Paolo, entrola Basilica di Santo Stefano. Il complesso stefaniano, voluto dal vescovo petronio, comprende edifici di culto di diverse epoche diverse, tra cui la chiesa dei SS. Vitale e Agricola, con i sarcofagi dei protomartiri, e il Santo Sepolcro, ispirato al luogo santo di Gerusalemme e prima sede delle spoglie del santo protettore della città.
Per quanto sia stata posta in discussione l’identificazione topografica tra l’edificio di culto egizio e il più tardo complesso stefaniano, nel quale peraltro sono stati reimpiegati numerosi elementi architettonici romani, forse anche nella loro collocazione originaria, la presenza di una grande fondazione muraria perimetrale in laterizi e blocchi di arenaria, orientata di fronte alla chiesa del Crocifisso, e di un ampio lastricato in lastre di marmo veronese databile al II secolo d.C. nell’area del Santo Sepolcro potrebbe riferisi ad un complesso di natura pubblica attivo nella media età imperiale in un’area periferica della città, precedentemente destinata a funzioni commerciali e funerarie. Nell’area doveva sorgere infatti il cimitero giudaico-cristiano ove avrebbero trovato sepoltura i protomartiri Vitale e Agricola, poi ritrovati alla presenza di sant’Ambrogio. |
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Ulteriori informazioni |
Sempre visibile dalla piazza. Il Santo Sepolcro è visitabile in orari di apeertura della basilica. |
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Nome |
Cosiddetto “Catino di Pilato” |
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localizzazione |
Basilica di Santo Stefano - Cortile di Pilato |
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Descrizione |
Fra i numerosi materiali di di spoglio presenti nella basilica di Santo Stefano davanti all’ingresso della chiesa della Trinità è collocata una vasca di marmo dell’VIII secolo con una controversa iscrizione longobarda, che ricorda i privilegi concessi dai Re Longobardi Liutprando e Ildebrando, utilizzata per i doni dei fedeli alla chiesa. Da sempre conosciuta con il nome di “catino di Pilato” in quanto ritenuta imitazione del bacile in cui il romano si lavò le mani in occasone del giudizio di Gesù |
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Ulteriori informazioni |
Sempre visibile dalla strada |
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Nome |
Sarcofago romano |
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localizzazione |
Basilica di Santo Stefano – giardino a fianco della chiesa dei SS. Vitale e Agricola |
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Descrizione |
Sarcofago marmoreo romano (metà del III sec. d.C. ca.), riutilizzato come tomba famigliare dagli Orsi tra la seconda metà del XV e gli inizi del XVI secolo. Cassa con edicola centrale timpanata recante un’epigrafe commemorativa degli Orsi, affiancata da due edicole archivoltate. Il coperchio è a doppio spiovente con filari di finti embrici e grandi acroteri angolari. Vi sono sono incisi lo stemma della famiglia e una croce greca. Secondo la tradizione sarebbe stato trasportato da Ravenna per volontà del vescovo Teodoro III (804-825).
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Ulteriori informazioni |
Sempre visibile dalla piazza |
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Nome |
Anfiteatro |
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localizzazione |
Chiesa dei SS. Vitale e Agricola in Arena, via San Vitale |
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Descrizione |
In base a quanto riporta la bolla papale del 1114, che menziona il monastero dei SS Vitale e Agricola “in arena”, l’anfiteatro di Bononia viene tradizionalmente ubicato lungo via San Vitale, l’antica via Salaria diretta al litorale ravennate. Da Tacito si apprende che il primo anfiteatro stabile della città fu costruito nel 69 d.C., utilizzando manodopera militare. Ne fu l’artefice Fabio Valente, che promosse l’organizzazione di un grande spettacolo gladiatorio in onore di Vitellio.
Forse originariamente costituito da una struttura lignea provvisoria, dovette avere una versione posteriore in materiali durevoli, altrimenti non se ne spiegherebbe la tenace conservazione del toponimo. Nonostante la mancanza di ritrovamenti archeologici e l’indeterminatezza delle fonti, si considera attendibile l’ubicazione dell’anfiteatro bolognese lungo un’importante arteria quale dovette essere la Salaria, circa 400 m ad est del perimetro urbano, ritenuta conveniente per un edificio destinato agli spettacoli gladiatori. Manca tuttavia qualsiasi documentazione archeologica. L’arena sarebbe il luogo del martirio dei santi Vitale e Agricola. |
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Ulteriori informazioni |
La chiesa è sempre visitabile negli orari di apertura |
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Nome |
Percorso sotterraneo del torrente Aposa |
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localizzazione |
Piazza Minghetti e Piazza San Martino |
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Descrizione |
L' attuale tracciato urbano dell' Aposa, importante via d’acqua nella storia della città sin dall’età del Ferro, coincide con l'alveo naturale, oggi interamente coperto. Fuori dalle mura, in prossimità di via Roncrio, il torrente diviene sotterraneo; entra in città tra le porte San Mamolo e Castiglione e l’attraversa sino all’altezza della Montagnola, ove si ha l’immissione nel canale delle Moline.
Lavori di risaNomento dell’alveo, realizzati alla metà degli anni Novanta, ne hanno ripristinato il tratto urbano che era divenuto inaccessibile e creato due ingressi attrezzati per il pubblico in Piazza Minghetti e Piazza San Martino.
Lungo il percorso si ha l’opportunità di vedere le vestigia del ponte romano sul torrente Aposa, posto in luce durante gli scavi eseguiti fra 1914 e il 1921 presso Porta Ravegnana in occasione dell’allargamento di via Rizzoli. Posto lungo il decumano massimo (corrispondente alle attuali vie Ugo Bassi e Rizzoli) nel punto in cui si innestava nel segmento suburbano della via Emilia, aveva la funzione di scavalvare il torrente che allora corrispondeva al limite orientale della colonia latina di Bononia.
L'arcata della volta a botte è in muratura mista di laterizi, blocchi di arenaria e di selenite, mentre la parte inferiore è in conglomerato cementizio. Numerosi sono le tracce di lavori di restauro e rafforzamento, riconducibili ad epoca medievale. Viene datato fra il 187 e la seconda metà del I sec. a.C.
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Ulteriori informazioni |
Visite guidate con accesso da Piazza Minghetti |
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Nome |
Terme pubbliche |
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localizzazione |
Palazzo Albergati, via Saragozza |
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Descrizione |
Nel suburbio cittadino presso porta Saragozza, dove termina un ramo secondario dell'acquedotto augusteo, sarebbero lcalizzabili le terme di Bologna. L'ipotesi si basa sul rinvenimento nell'atrio di Palazzo Albergati in via Saragozza, di una tabella in calcare recante due iscrizioni che sembrano avvalorare con il loro contenuto l’esistenza in zona di un impianto termale (calco presso il Museo Civico Archeologico).
La prima epigrafe menziona l'imperatore Augusto come promotore della costruzione, restaurata successivamente da Nerone o Caligola, il cui nome è stato eraso per damnatio memoriae. La seconda iscrizione, databile alla seconda metà del II sec .d.C., documenta che Titus Aviasius Servandus lasciò in testamento al figlio Seneca la somma di quattrocentomila sesterzi per opere relative ai bagni, perché con la rendita di quella somma fosse assicurato, a tutti e per sempre, l'accesso gratuito alle terme . |
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Ulteriori informazioni |
Sempre visibile |
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Nome |
Cripta di San Zama |
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localizzazione |
Abbazia dei SS. Naborre e Felice, via dell’Abbadia (c/o Ospedale Militare) |
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Descrizione |
Secondo le fonti, San Zama, primo vescovo di Bologna, nel III sec. d.C. avrebbe eretto un piccolo luogo di culto dedicato a San Pietro, fuori delle mura, che sarebbe da considerarsi la prima cattedrale cittadina. Subiti dei danneggiamenti in seguito alle persecuzioni dioclezianee, l’edificio sarebbe stato restaurato da San Faustiniano, secondo vescovo bolognese, che dispose la costruzione di una nuova chiesa intitolata ai martiri milanesi SS. Naborre e Felice. Nella cripta, diversi materiali romani e tardoantichi (pavimento in esagonette, capitelli corinzi, mensa dell'altare, base di colonna, mattoni manubriati) testimoniano l’antichità del luogo, ove la tradizione popolare vedeva collocata la casa dei protomartiri Vitale e Agricola. |
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Ulteriori informazioni |
Visitabile a richiesta, con accompagNomento ( prenotazioni 051 467598 - 339 8393099) |
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Nome |
Acquedotto romano del Setta |
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localizzazione |
Partenza e arrivo dell’escursione nella città di Sasso Marconi (BO) |
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Descrizione |
Perfettamente inseribile nel quadro delle politiche urbanistiche promosse da Augusto a Bononia per e in altri centri della Regio VIII, l’acquedotto costituisce una mirabile opera ingegneristica realizzata in sotterraneo per una lunghezza approssimativa di 22 km., allo scopo di portare acqua potabile alla città, fino a quel momento rifornita solo da pozzi, prelevandola dal torrente Setta, affluente del Reno.
Il tracciato in cunicolo si sviluppa dalla confluenza dei due fiumi (a Sasso Marconi) e costeggia il Reno fino a Casalecchio, poi piega improvvisamente verso est e, passando sotto le colline, giunge nel centro di Bologna., all'incrocio fra via Farini e d'Azeglio, ove erano poste le vasche di raccolta e di decantazione dalle quali si diramavano le tubazioni che distribuivano l'acqua all'utenza pubblica e privata, mentre le acque in eccedenza venivano convogliate nell'alveo dell'Aposa all'altezza di piazza Minghetti. Diversi tratti di tubazioni in pombo (fistulae) sono state rinvenute soprattutto nella parte centrale della città antica; molte di esse recano iscrizioni che rammentano i nomi dei magistrati addetti alla vigilanza dell’opera o dei servi pubblici cui era demandata la manutenzione.
Il Castellum Acquae sorgeva alle pendici dell'Osservanza, da dove l'acqua poteva raggiungere con sufficiente forza tutto l'abitato; all’entrata in città tra porta d'Azeglio e porta Saragozza il tracciato si divideva in due rami: un ramo proseguiva forse verso le terme di porta Saragozza.
Una serie di pozzi, taluni dei quali profondissimi (loc. Casaglia, Pozzo Viola, 92 m,) e di scale (Villa Ghigi, scala romana di 327 gradini) consentivano il controllo dell’avanzamento dei lavori, l’areazione dei cunicoli e gli interventi di manutenzione.
Attorno alla metà del XIX sec. le ricerche di Antonio Zannoni e di Giovanni Gozzadini hanno avuto il merito dell’identificazione del manufatto e del suo ripristino. L’acqua del Setta giunge ancor oggi in città grazie ad un’acquedotto di duemila anni fa.
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Ulteriori informazioni |
Viste guidate su prenotazione e a numero chiuso (tel. 333-7853551). |
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