STORIA, CULTURA E DATI DEL PAESAGGIO CIRCOSTANTE
 

  

 

Oltre ad essere una fra le testimonianze meglio conservate del sistema di appoderamento e di accatastamento dei terreni praticato dai Romani, la centuriazione dell’agro cesenate manifesta nel suo orientamento, ben diverso da quello della centuriazione posteriore, che dal Ronco procede verso ovest ed  utilizza come asse generatore la via Emilia, la sua antichità.  Autorevoli opinioni ne pongono infatti la realizzazione  prima dell’inizio della seconda guerra punica, negli anni  corrispondenti al consolato di Gaio Flaminio, al quale si deve  l’annessione allo stato romano del comparto geografico a sud di Rimini, sino ad allora in mano ai Celti.

 

Questo vasto territorio è tra l’altro contrassegnato dalla presenza di tre assi di percorrenza di epoca romana. Ad ovest, la via del Dismano - toponimo medievale, ma di più antica ascendenza -  garantiva attraverso Cesena un diretto collegamento fra Ravenna e l’area appenninica. Dal centro urbano di Cesena, obliquamente rispetto alla centuriazione, la via Cervese, forse promossa da Popilio Lenate, permetteva invece un rapido raggiungimento della zona costiera e  delle saline. La via del Confine, asse di delimitazione nord-orientale della centuriazione cesenate nel tratto Villalta-Pisignano, rappresentava  poi una direttrice interna che da Rimini si spingeva sino al Ferrarese e al Veneto.

 

Disseminato di edifici rustici e caratterizzato da una forte vocazione agricola, con produzioni viti-vinicole specializzate ricordate da Plinio e sopravvissute sino al tardo impero, l’agro centuriato ospita anche importanti opifici legati alla produzione di laterizi come la fornace di via Assano  o le grandi fornaci di Ronta, attualmente in corso di scavo. L’arte di cuocere e fabbricare mattoni che sembra distinguere tutta la Romagna, e il Cesenate in particolare, è stata da tempo messa in rilievo, anche con la menzione dell’ormai noto mattone da Cesena recante incisa a crudo la scritta che inneggia ai “buoni fornaciai” Lucio Numisio e Caio Comicio.

 

Posteriormente all’età romana, il periodo storico che ha maggiormente contrassegnato anche in chiave urbanistica  la città corrisponde alla signoria dei Malatesta a partire dagli ultimi decenni del XIV sec. E’ il momento in cui sorgono la rocca e la nuova cattedrale, culminato nella creazione della Biblioteca malatestiana da parte di Malatesta Novello intorno alla metà del XVI sec. Ricca di una straordinaria dotazione libraria, che include manoscritti, codici miniati, incunaboli e cinquecentine, essa costituisce anche l’unica testimonianza, sopravvissuta sino ai nostri giorni, di biblioteca a tre navate  rimasta intatta anche negli originali arredi cinquecenteschi e nel patrimonio.