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La deduzione della colonia di Mutina comportò, oltre alla riorganizzazione dell'insediamento preesistente, la suddivisione del territorio agricolo. Nelle campagne,divenute assai fertili dopo l'opera dì disboscamento e di regolazione delle acque, venne impiantato un sistema di ville e fattorie in cui si andavano organizzando un'agricoltura ed un allevamento in gran parte autosufficienti. Questa situazione economica relativamente felice è testimoniata prezzi mantenutisi bassi a lungo e dalla presenza di un fiorentissimo allevamento di bestiame, in particolare suino, che probabilmente sfruttava al meglio anche le terre rimaste a bosco di proprietà comune.
E’ soprattutto nei primi secoli dell’impero che l’insediamento rurale, fondamentale supporto economico e produttivo per la città, si sviluppa e si diffonde capillarmente. Nella pianura intorno al capoluogo, a Cognento, San Damaso, Scartazza, vengono impiantante ville cui fanno capo grandi proprietà terriere dedicate allo sfruttamento intensivo e specializzato delle risorse agricole (viticoltura, lavorazione delle olive, produzione granaria).
Ancor prima della occupazione territoriale attuata dai romani i dintorni di Modena e la città stessa sono stati oggetto di una dinamica antropizzazione che ha i suoi momenti di apice durante il periodo etrusco e, antecedentemente, durante l’età del Bronzo, quando gran parte dell’area occidentale dell’Emilia-Romagna è sede dei caratteristici abitati noti come terremare. Ad uno dei più importanti fra questi insediamenti, presentato sia attraverso la musealizzazione di alcuni resti archeologici ancora in posto, sia attraverso una fedele ricostruzione in dimensioni reali di un tipico villaggio capannicolo, è dedicato il Parco Archeologico e Museo all’aperto della Terramara Montale (Castelnuovo Rangone), ove annualmente si promuove uno stimolante programma di attività di archeologia sperimentale per far conoscere modi di vita e tecniche produttive di tale lontano periodo della preistoria. |
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