STORIA DELLA RUSSI ROMANA

 

Per lo stato di conservazione del complesso, il cui impianto è pressoché interamente susperstite, e per la sua articolazione strutturale, la villa romana di Russi, posta in luce a partire dagli anni Trenta, rappresenta uno degli esempi meglio conservati  in area padana e norditalica, di un edificio romano a carattere rustico con  funzione mista – residenziale e produttiva – collegato con lo sfruttamento di un fundus, ossia un latifondo.

 

Situata appena fuori dall'attuale centro urbano di Russi, la villa occupa  un'estensione di almeno ottomila metri quadrati. Il primo impianto risale all’età augustea ed è senza dubbio da mettere in relazione con le esigenze di rifornimento della flotta di Augusto, stanziata a Ravenna: il suo maggior sviluppo va infatti dal I al II secolo d.C.  I collegamenti terrestri con Ravenna erano assicurati dalla Via Faventina, ma non è improbabile che fossero sfruttate anche  vie di comunicazioni fluviali.

 

Il complesso ebbe una seconda fase in età flavia, quando fu ristrutturato secondo i caratteri architettonici e decorativi tuttora visibili e arricchito di mosaici e intonaci  parietali policromi di vario stile. Dopo una terza fase d’età traianea, la villa ebbe vita fino alla metà del IV sec. d.C., come risulta dai ritrovamenti monetali. Dopo l’abbandono i suoi resti furono riutilizzati come sepolcreto e cava di materiali, fornace nell’alto Medio Evo, infine sepolti da una coltre alluvionale che ha raggiunto gli 11 metri.

 

I reperti più importanti della villa, risalenti a tutte le varie fasi di vita del complesso, sono conservati presso il  Museo Nazionale di Ravenna e nel Museo civico di Russi: si tratta soprattutto di suppellettile fittile e bronzea e di resti di intonaci dipinti.

 

a cura dell' IBC Emilia Romgna