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TURISMO e vacanze degli antichi romani
I Romani, tra le varie opere che ci hanno
lasciato, sono stati anche i primi costruttori dell’industria delle vacanze.
Nel I° secolo dopo Cristo Roma contava oltre 1 milione di abitanti;
un numero impressionante per l’epoca. La vita in città risultava, quindi, spesso
logorante e dannosa per la salute: sovraffollamento, traffico, confusione, rumori,
fumi causavano stress e malessere tra la popolazione, stimolando coloro che
ne avevano la possibilità ad allontanarsi dalla capitale dell’impero per raggiungere
località più tranquille e congeniali al riposo. La maggior parte dei cittadini
benestanti disponeva di una o più ville in campagna; in queste residenze rurali,
accanto alle strutture dedicate all’attività agricola e occupate dalla famiglia
del fattore e dagli schiavi, sorgevano spazi appositamente riservati all’ozio
del proprietario.
A partire dagli ultimi secoli dell’età repubblicana (II-I° secolo
a.C.) iniziò a diffondersi tra gli aristocratici romani l’uso di far costruire
dimore per la villeggiatura anche in prossimità del mare; le località predilette
per il turismo marittimo furono quelle della costa campana, che univa alle bellezze
naturali dei paesaggi il fascino della raffinata tradizione culturale greca,
nonché la comodità di una relativa vicinanza con la capitale.
Lungo il litorale e sulle principali isole sorsero così ville,
palazzi, alberghi e impianti termali, dove gli esponenti della classe dirigente
romana trascorrevano vacanze decisamente esclusive alternando momenti di salutare
relax con raffinati appuntamenti mondani (www.sapere.it/tc/geografia/articoli/VilleRomane/VillaRoma.jsp).
In un certo senso, nasce così la "villeggiatura", che duemila anni dopo diventerà
una delle principali, se non la principale, industria del mondo.
Accanto alle prime forme di villeggiatura, troviamo in quel tempo anche il sorgere di un fenomeno che nei secoli successivi verrà definito grand tour.
Il grand tour dell’antichità romana (le cui motivazioni non erano dissimili da quelle del 18° e 19° secolo, ossia la formazione culturale delle elite più benestanti) partiva da Roma e procedeva verso Napoli (e Capri), la capitale delle vacanze marine dell’antichità; da qui i turisti dell’epoca (ricchi esponenti della società, colti e di gusti raffinati) procedevano poi verso la Grecia, che per i Romani rappresentava il mondo antico.
Essi amavano andare ad Atene e vedere dove Socrate e Platone avevano vissuto, al Partenone e all’Acropoli. I Romani, invece, non erano molto interessati alle isole greche, che erano perlopiù abitate da pastori e pescatori.
Gli interessava di più recarsi in Asia Minore (l’attuale Turchia), una delle province più prospere dell’impero, nella quale si trovavano tutte le maggiori località termali. Tappa d’obbligo, se non la principale, del viaggio in Asia Minore era la visita alle rovine di Troia.
In seguito i turisti prendevano una nave per recarsi più a sud, in Egitto. Alessandria era un luogo estremamente esotico per i Romani, un vero e proprio crocevia tra Africa, Asia ed Europa.
Il viaggio prevedeva una visita alle Piramidi e una crociera sul Nilo, con tanto di soste alle tombe lungo il tragitto.
A causa della logistica e i mezzi di trasporto dell’epoca, mediamente, questo tipo di viaggi richiedeva dai 2 ai 5 anni.
Per i viaggi venivano utilizzate le mappe stradali e marittime dell’epoca (in particolare quella elaborata nel V anno A.C. da un gruppo di esperti appositamente attivato da Agrippa), e forse anche la stessa Tabula Peutingeriana, che aveva comunque finalità prevalentemente amministrative e militari.
Mettersi in viaggio, tuttavia, non era un’impresa facile: il viaggiare dei tempi antichi era sottoposto a disagi sempre gravi, talvolta incredibili e perciò di rado, e difficilmente per diporto, i Romani si tramutavano da un luogo all’altro. Né le magnifiche strade maestre che partivano da Roma devono farci credere il contrario, perché esse, in numero assai scarso, erano limitate all’Italia, e l’ampio dominio dell’impero doveva accontentarsi di strade ordinariamente malagevoli (Antichità Private dei Romani, Bassi e Marini, Ed. Hoepli 1924).
Per i viaggi turistici veniva usato un mezzo chiamato raeda o reda, vera carrozza da viaggio a quattro ruote, adoperata quando si andava in paesi lontani con la famiglia e il bagaglio.
Oltre alle carrozze private, esisteva anche un gran numero di carrozze a nolo e sembra che, come oggi, i vetturini disponessero di apposite stazioni.
Nonostante le limitazioni suddette, secondo l’autore australiano Tony Perrottet (autore del bellissimo “Route 66 A.D. – On the Trail of Ancient Roman Tourists” http://www.route66ad.com), grazie alla mappa di Agrippa, per la prima volta al mondo una popolazione poteva avere un’idea di dove le varie località erano collocate geograficamente, e quindi dei collegamenti e delle distanze per raggiungerle. "La prima era del turismo era cominciata".
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